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Come favorire l’apprendimento continuo in azienda

#29 lifelong learning in azienda

Se il lifelong learning, o apprendimento permanente, è una condizione essenziale per avere successo nel mondo del lavoro, nel tuo ufficio ci sono le condizioni giuste per metterlo in pratica? Ecco alcuni spunti per migliorare l’”ecosistema di apprendimento”. 

Entrare in un’ottica di lifelong learning, ovvero di apprendimento permanente, sta diventando sempre più importante per affrontare le sfide del mondo del lavoro.

Trovarsi in continuo stato di apprendimento, però, non è semplice né scontato: non a caso colui che è diventato famoso per il detto “So di non sapere” era nientemeno che il saggio Socrate.

Imparare, infatti, vuol dire continuamente mettersi in gioco e cambiare le proprie prospettive, capire cosa c’entra con me quello che ho davanti. È un atto di libertà, un’esperienza in cui si tenta di comprendere ciò che si ha davanti per poi formulare un giudizio. Ma per farlo bisogna essere predisposti, entrare in uno stato di apertura.

Come si fa ad aumentare la propria capacità di apprendere?

Come per ogni cosa, anche per questo caso specifico non esistono ricette precostituite: anche perché, se imparare è strettamente collegato alla persona e alla sua esperienza, inevitabilmente la nostra capacità di apprendere sarà anche influenzata dalla storia personale, da quanto siamo riposati/felici/sani fisicamente o, viceversa, stanchi/ammalati.

Inoltre, più si va avanti con l’età e soprattutto più si entra nel mondo del lavoro, più le condizioni di apprendimento sono ritagliate su un unico fattore: la propria volontà. Non ci sono orari né lezioni: solo chi rimane costantemente curioso e aperto riesce a non chiudersi, spaventato dall’apparente indifferenza del mondo circostante, e prende l’iniziativa per chiedere e fare domande, che sia a una persona, a un corso online, a una lettura.

Ma come si fa quando le persone che devono apprendere sono i propri dipendenti?

Come creare un “ecosistema di apprendimento” in azienda.

Ci sono delle buone pratiche/tecniche che possono aiutare. Vediamo quali sono:

  • “mentorship”: affidarsi ai maestri non passa mai di moda. Per quanto l’apprendimento ad oggi sia così continuo e pervasivo, e le fonti per informarsi siano tantissime, il rapporto face to face conserva sempre il suo fascino ed efficacia. In certi casi, infatti, presenta la possibilità di unire teoria e pratica e di osservare la metodologia di una persona seguendola ed elaborando giudizi allo stesso tempo. Inoltre la capacità di apprendimento aumenta anche grazie al feeling (ovviamente strettamente professionale) che si può creare: siamo infatti molto più attratti da ciò (e da chi) che crea affezione in noi e di conseguenza vi stiamo molto più attenti e cerchiamo di migliorarci. Inoltre, se hai dei collaboratori di comprovata esperienza e dalle doti relazionali ben sviluppate, potrebbero sentirsi più valorizzati se affidi loro un “discepolo” a cui insegnare.
  • coinvolgere: ma forse questo concetto si capisce meglio con una parola che spopola sui social, ovvero “engagement”. Un adulto non è spinto ad apprendere se non è mosso da motivazioni interiori più che da quelle esteriori, quindi va coinvolto in modo tale che “senta” di agire “per sé”: deve capire che l’azione di imparare la nuova tecnica, il nuovo concetto, non è solo per “ricatto” o “per il bene dell’azienda”, ma innanzitutto per la sua crescita, professionale, personale ecc.
  • microlearning: ovvero valorizzare la possibilità, per i dipendenti, di imparare in contesti diversi da quello lavorativo, anche valorizzando i loro interessi in primis. Ad esempio, dare loro spunti di video interessanti e stimolanti da guardare su ted.com o su lynda.com… aprendo così loro uno “scaffale” di contenuti e tutorial interessanti su cui possano spaziare anche nel loro tempo libero. Da qualche tempo, inoltre, istituti di valore come MIT, Harvard, Udemy, etc. etc. hanno messo a disposizione online lezioni avanzate su molti argomenti.
  • valorizzare… i fallimenti: i fallimenti, sebbene spiacevoli, sono un’ottima occasione di apprendimento: è importante non lasciare “passare inosservato” un eventuale insuccesso, anche se sembrerebbe la strada più facile. Quando si sbaglia, la prima reazione è a volte cercare di dimenticare o “passarci sopra”, per evitare di spendere ulteriori energie sul dispiacere provato. Invece è importante valutare con i propri collaboratori il processo eseguito per capire dove si è sbagliato e confrontarsi con calma su ciò che si sarebbe potuto fare meglio.
  • lavoro di squadra e “job swaps”: si potrebbe pensare, una volta ogni tanto, di “cambiare di posto” fra di loro i dipendenti, oppure di affiancare l’uno all’altro quelli di diversi settori perché riescano a comprendere meglio le rispettive mansioni e metodiche. Vedere il proprio lavoro dall’esterno o osservare quello dell’azienda in un’ottica più ampia e comprensiva permette di cogliere nuovi spunti, focalizzare meglio gli obiettivi da raggiungere e collaborare meglio e con più stimoli.

E tu, come crei un “ambiente di apprendimento” nella tua azienda?

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