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Come funziona la tassazione dei buoni pasto? Tutte le risposte

Pubblicato il: 24.01.19 - Tempo di lettura: 3 minuti

tassazione buoni pasto

Molte aziende oggi scelgono di distribuire i buoni pasto ai propri collaboratori, offrendo un servizio integrato e completo e contribuendo così alla loro soddisfazione.

Oltre ai vantaggi e alle modalità di utilizzo, è opportuno approfondire nel dettaglio la normativa che regola la tassazione dei buoni pasto, per essere preparati nel momento dell’attivazione del servizio e illustrare chiaramente alle risorse e al personale coinvolto tutti gli elementi di rilievo.


La normativa che regola la tassazione dei buoni pasto

Prima di approfondire l’aspetto normativo che regola la distribuzione, l’utilizzo e la riscossione dei buoni pasto, occorre fare una piccola premessa per introdurre i vantaggi offerti dalle più recenti disposizioni in materia.

I ticket nascono per rispondere alla necessità di garantire una prestazione sostitutiva alla mensa aziendale dove non è presente questo servizio. Ad oggi rappresentano uno dei benefit più diffusi e apprezzati da imprese e collaboratori, soprattutto per la semplicità e la praticità dell’utilizzo. Sono molti i vantaggi offerti dall’introduzione dei buoni, sia per le aziende che per i loro collaboratori. Le prime attivano una misura a supporto qualità della vita che tutela il benessere e incide notevolmente sulla motivazione aziendale; i secondi, allo stesso modo, dispongono di un ampio ventaglio di benefit a sostegno del proprio work-life balance. Possono scegliere le modalità e i tempi delle loro pause e adattarsi ai ritmi più flessibili del mondo del lavoro di oggi.

Esistono due tipi di buoni, cartacei ed elettronici, entrambi regolati da una normativa specifica. I ticket tradizionali cartacei, sicuramente più diffusi e conosciuti, si presentano in un carnet di buoni, ciascuno riportante la matrice, il valore facciale, il nome dell’azienda e il nome del titolare che può usufruirne. I ticket elettronici sono tessere dotate di microchip, leggibili da uno specifico POS e simili nell’aspetto a una carta di credito.

Come anticipato, è necessario esaminare attentamente la normativa che regola la tassazione dei buoni pasto, per comprendere e illustrare tutti i vantaggi fiscali prima di decidere di adottare qualunque soluzione.

Un elemento fondamentale da sottolineare è l’obiettivo di introdurre un benefit completo: soddisfare e fidelizzare i collaboratori è l’aspetto cardine che guida queste scelte amministrative, strategiche anche per rafforzare l’immagine aziendale. Ovviamente, costi e normative fiscali meritano la dovuta valutazione, per cui offrire un servizio vantaggioso anche da questo punto di vista si rivela ottimale per tutti i soggetti coinvolti.

La normativa definisce il buono pasto come un documento di legittimazione che dà diritto al titolare di usufruire di un servizio sostitutivo di mensa presso gli esercizi commerciali convenzionati con la società emettitrice dei buoni per l’importo pari al suo valore facciale. I buoni pasto non possono essere ceduti a terze persone, allo stesso modo ne è vietata la commercializzazione. Gli unici a poter usufruire del servizio sono i titolari.

L’articolo 51, comma 2, lettera c del TUIR dà disposizioni in merito al trattamento fiscale per le due tipologie di buono pasto. I titolari dei buoni in formato cartaceo sono esenti da contribuzione e tassazione fino ad un massimo di 5,29€ al giorno, cifra che corrisponde al valore facciale del buono. Coloro che ricevono il buono in formato elettronico sono esenti fino ad un valore massimo di 7€ al giorno.

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La legge stabilisce che le spese sostenute dall'azienda sono deducibili per competenza ai fini delle imposte dirette IRPEF, IRES e IRAP. L’unica specifica per potere usufruire di questo vantaggio è l’obbligo di dedurre i costi in riferimento al periodo in cui il dipendente ha usufruito del servizio. Per quanto riguarda l’IVA, invece, questa è interamente detraibile con aliquota fissata al 4%.

In termini di deducibilità, i vantaggi sono evidenti, ma il buono pasto non è l’unica soluzione applicabile. In questo articolo abbiamo esaminato la possibilità per le aziende di introdurre un’indennità sostitutiva di mensa, vale a dire una somma erogata direttamente in busta paga a integrazione della retribuzione mensile. Come si evince dall’articolo, salvo alcune eccezioni, le somme sono interamente soggette a tassazione contributiva e fiscale e al versamento di quote INPS, TFR, IRAP e IRES su IRAP.

Considerando che attraverso l’integrazione di buoni pasto l’azienda sostiene la qualità della vita dei propri collaboratori con un reddito destinato all’alimentazione calcolabile in 1165€ annui, nel caso del formato cartaceo, e in 1540€ annui, nel caso del formato elettronico, è facile immaginare quale sia la scelta più vantaggiosa.

Un ultimo aspetto meritevole di considerazione è la novità introdotta dal Decreto MISE 122/2017 che ha disposto ufficialmente la possibilità di cumulare e utilizzare fino a 8 buoni pasto al giorno.

Nell’articolo di oggi abbiamo rivisto la normativa che regola la tassazione buoni pasto. Come si evince, i vantaggi in termini di risparmio e deducibilità fiscale sono evidenti; l’impresa, oltre a offrire ai collaboratori un servizio sostitutivo di mensa integrato, completo e apprezzato, garantisce un risparmio netto e calcolabile dal punto di vista dei costi del lavoro.

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Argomenti: buoni pasto, normativa fiscale, incentivazione del personale

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