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Donne e lavoro: 4 storie di riscatto

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La realtà di donne che si mettono in proprio è sempre più diffusa in Italia. Ma avresti mai pensato che questo potesse accadere anche dopo un’esperienza traumatica o ostacoli di vario genere?

Nel mese della festa delle donne non poteva mancare un post che parlasse dell’imprenditoria femminile: sono tante le storie di donne che, in modo più o meno rocambolesco o difficile, hanno trovato la propria strada nel mondo del lavoro.

Giovani e meno giovani, sull’onda di nuovi equilibri familiari o della perdita di un impiego, hanno preso la loro vita in mano e deciso di investire energie con creatività su qualcosa di proprio.

Vediamo insieme le loro storie (in ordine alfabetico!):

  • Daniela Abbatantuono e Cristina Agazzi: entrambe provenienti dal mondo del marketing e della comunicazione. Daniela e Cristina (40 e 46 anni, amiche da 20) sono accomunate anche da una diretta esperienza a contatto con le problematiche derivanti da un tumore; Daniela come paziente e Cristina come caregiver. Nel 2015 hanno perciò deciso di mettere in campo quanto imparato mentre lavoravano nel settore delle comunicazioni per migliorare la vita delle donne che si trovano alle prese con il cancro. Hanno quindi fondando la piattaforma web Fraparentesi. La mission del progetto si propone di offrire sostegno e aiuto per mezzo di un network di professionisti accuratamente selezionati che possano offrire contenuti informativi di qualità, a cui si aggiunge un forum dove le utenti possono scambiarsi esperienze e suggerimenti. La mappa “Intorno a te”, inoltre, è in costante crescita grazie alle segnalazioni delle partecipanti ed è utile a indicare servizi, associazioni e attività di qualità a supporto della paziente.
  • Cristina Interliggi: dopo essersi laureata al DAMS, ha lavorato per circa 10 anni come web designer, per poi perdere l’occupazione a seguito della nascita di una bambina. Non riuscendo a rientrare al lavoro in modo stabile, ha ideato il progetto Networkmamas, di cui è co-founder. Ora ne gestisce la Community e i social media. Il progetto ha preso piede e fornisce una piattaforma in cui mamme professioniste possono lavorare offrendo i propri servizi a distanza. Nella pagina che parla di sè sul sito della community ha messo una frase significativa di Michel de Montaigne: “Governare una famiglia è poco meno difficile che governare un regno.”, facendo così passare un’idea importante: anche se le mamme passano tanto tempo con la famiglia, non è detto che perdano doti utili al lavoro; anzi, essendo sempre pronte all’imprevisto sono preparate a ogni situazione!
  • Katiuscia Levi: insieme al marito Paolo Costarelli ha fondato la rete di asili di famiglia “Scarabocchiando a casa di...”. Significativa è la storia che sta dietro alla nascita di questo network: Katiuscia inizialmente lavorava con i disabili. Una decina di anni fa, trasferita in una scuola lontana da casa e incinta della quarta figlia, considerando gli altissimi costi dell’asilo nido che pesavano sul bilancio famigliare, prese una decisione: di comune accordo col marito diede le dimissioni dalla scuola in cui lavorava e cercò di intraprendere la via del nido di famiglia. Oggi la rete da lei iniziata è un esempio di business sociale che offre lavoro a circa 70 mamme e conta 170 nidi associati, venendo incontro a due problematiche molto diffuse fra le italiane: le poche agevolazioni per le donne incinte e la difficoltà a rientrare nel mondo del lavoro. Un nido di famiglia può essere potenzialmente attivato da qualsiasi mamma: basta mettere a disposizione una stanza della propria casa adeguatamente arredata e, a seconda del regolamento comunale, funziona come una specie di babysitteraggio in cui non si può accogliere più di sei bambini. Per ogni nido della rete viene progettata una programmazione didattica personalizzata su misura dei piccoli ospiti e le mamme che desiderano aprire il proprio asilo vengono selezionate e formate ad hoc.
  • Claudia Marchetti e Rachele Malavolti: fondare un’attività in seguito a un terremoto, non è la decisione più scontata da prendere. Invece è ciò che hanno fatto queste due donne. All’epoca del terremoto in Emilia, nel 2012, non erano nemmeno trentenni, hanno lasciato i precedenti lavori e hanno deciso di investire sulla loro passione: un negozio di fiori. La prima sede è stata nello shop-box "Cavezzo 5.9", ovvero un centro commerciale fatto di container che era collocato su parte della piazza centrale di Cavezzo, uno dei paesi più colpiti dal terremoto. Fin da subito hanno anche deciso di investire su un sito web, coniugando amore per la propria terra, voglia di riscatto e innovazione.

Come si può vedere, non c’è niente in grado di fermare una donna che voglia combattere per vedere realizzati i propri interessi; in questo modo gli eventi che sconvolgono l’esistenza non sono un ostacolo, ma il punto di partenza!

Come dice Daniela Massarani, a sua volta reinventatasi Family Trainer: “Tante volte quando ti trovi in una situazione difficile sul lavoro pensi non ci sia via d’uscita. Pensi subito “devo portare a casa lo stipendio, non posso lasciare il lavoro” e continui in una situazione che ti sta lentamente danneggiando. Quindi è meglio parlarne in famiglia e cercare insieme di capire quale sia la strada per delle alternative: per ogni problema, io dico sempre, ci sono almeno 21 soluzioni!”.

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