<img height="1" width="1" src="https://www.facebook.com/tr?id=184280595606204&amp;ev=PageView &amp;noscript=1">

Sodexo Benefits Blog

Innovazione Under30: gli italiani scelti da Forbes

brain-2062057.jpg

Da cosa nasce una grande idea? Beh innanzitutto ci vuole talento, tanto studio, impegno e… un pizzico di follia, come anche di fortuna. No, non è una formula magica: alcune storie sono accadute realmente e forse sono più vicine a te di quanto tu creda. Scopriamone alcune.

All’inizio di ogni anno, la famosa rivista Forbes seleziona i candidati per compilare la classifica “30 under 30”.

Di che si tratta? Questa classifica viene redatta per ogni continente e comprende diverse categorie: in particolare, 20 per gli Stati Uniti e 10 per l’Europa.

Per ogni categoria vengono quindi scelti 30 giovani “under 30” che, secondo una selezionatissima giuria, saranno gli innovatori del proprio campo.

Negli anni passati, sono stati inseriti in questa classifica nomi come Mark Zuckerberg, Chiara Ferragni, Evan Spiegel (creatore di Snapchat), il calciatore Cristiano Ronaldo e l’attrice Jennifer Lawrence: le giurie di Forbes sembrano quindi averci visto “giusto” per quanto riguarda il talento di questi personaggi!

Le 10 categorie per cui vengono classificati i giovani europei, e quindi anche italiani, sono: The Arts, Entertainment, Finance, Industry, Law & Policy, Media, Retail & Ecommerce, Science & Healthcare, Social Entrepreneurs, Technology.

Non sono pochi gli italiani che si sono classificati negli scorsi anni, tra cui, oltre alla Blonde Salad, troviamo anche Livio Valenti e Francesco Maesano; anche il 2017 ha visto parecchi talenti del bel Paese piazzati nei vari settori: ben 16, tra cui due chef, un illustratore, una fotografa, una designer di gioielli.

Ci sono stati dei nominati anche nel settore dei Social Entrepreneurs, Finance e Technology; conosciamo un po’ meglio le storie di alcuni di loro:

  • Luca Nardelli e Saverio Murgia. Questi due ragazzi di 25 anni sono stati classificati nella categoria “Social Entrepreneurs”, ovvero coloro che usano “strumenti di business per salvare il mondo”. Si sono conosciuti all’Istituto Superiore dell’Università di Genova, dove hanno da subito potuto condividere la propria passione per la robotica e la biomedica. Lavorando insieme alla tesi di laurea nel 2013, hanno sviluppato un sistema visivo artificiale per robot che permette di superare ostacoli senza sensori, ma con l’aiuto di sole telecamere. Dopo qualche tempo dedicato al perfezionamento negli studi, un evento fortuito li scuote: in giro per la città, incontrano una persona non vedente che chiede loro indicazioni. Il dialogo si protrae e i due ragazzi si fanno anche raccontare le “strategie” che un non-vedente assume per spostarsi. Da qui l’intuizione: perché non progettare sistemi visivi per persone, invece che per robot? Nasce così la Startup “Horus”, il suo scopo sarà produrre dispositivi per non vedenti e ipovedenti, indossabili come un microfono ad archetto. Questi strumenti “osservano” e analizzano la realtà per mezzo di un sistema di visione stereoscopico e in seguito la descrivono all'utente tramite sintesi vocale a conduzione ossea. Singolare anche la successione di eventi che li ha portati a ricevere un finanziamento di 900 mila dollari. A distanza di mesi, è stato un contatto conosciuto a uno Start Up Day a Genova che li ha aiutati a ricevere questo finanziamento, quando sicuramente non se l’aspettavano.

  • Sempre tra i Social Entrepreneurs, si trova Filippo Yacob, 29 anni. Residente a Londra da quando ne aveva 18, nella capitale britannica ha studiato per diventare avvocato e si è avvicinato al design da autodidatta. Anche qui, l’idea innovativa è nata in modo fortuito: con la nascita del primo figlio, Yacob si è reso conto che non c’erano mezzi per avvicinare i bambini al coding senza che fosse necessario piazzarli davanti a uno schermo. Così, grazie alla collaborazione dell’amico Matteo Loglio, è stato ideato Cubetto. Questo gioco, pensato per i più piccini, si compone di tre elementi: “un robot di legno, una console e un set di blocchi colorati che ripropongono sequenze del codice. I bambini possono combinare i blocchi e muovere il robot. L’elemento innovativo è aver reso qualcosa di non tangibile, come il codice, in qualcosa di visivo”, racconta Filippo a Millionaire. Dal prodotto innovativo alla Startup il passo è stato breve: la Primo Toys è nata anche grazie ai soldi di Randy Zuckerberg, sorella del fondatore di Facebook e oggi Cubetto è venduto in 92 paesi del mondo.

  • Nel settore Technology, invece, si è classificato Vito Margiotta: leccese di 26 anni, ha ideato l’app Snapp, che consente a chiunque di creare app senza sapere nulla di coding. L’invenzione risponde chiaramente a una visione del futuro mobile oriented, e ha suscitato molto interesse nel mondo del business di piccola taglia, soprattutto nei paesi emergenti: l’app infatti consente loro di essere presenti sul web e vendere online senza possedere potenti e ingombranti computer. Anche questa innovazione è frutto di un evento fortuito: “Tutto è iniziato su una spiaggia di Lecce, il 14 agosto 2013, con un falò che ha sancito l’apertura delle danze. Un momento di pura follia, ma assolutamente indispensabile. Perché, lì, abbiamo deciso di voler cambiare il mondo”, ha raccontato Margiotta a BiMag.

E tu, che storie innovative conosci? Sei pronto ad approfittare di ogni evento fortuito? Potrebbe scaturire anche da te un’idea che “cambia il mondo”!

consulenza vantaggi fiscali

Iscrizione al Blog

Iscriviti alla newsletter per essere sempre aggiornato sulle soluzioni per attrarre i dipendenti, rafforzarne la fedeltà e l’engagement e avere un impatto positivo sulle performance.

New Call-to-action

Articoli recenti