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Lifelong learning e apprendimento continuo: cos’é?

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Che diresti se, lavorando già da qualche anno, ti dovessi rimettere a studiare? In realtà non è un’eventualità così lontana… Anzi, forse lo stai già facendo. Un’eventualità del genere può essere un fattore della qualità della vita?

Per come è strutturata la scuola, molti studenti la vivono proprio come una lunga corsa ad ostacoli in cui arrivare alla fine al più presto, e l’apprendimento viene visto come la noiosa cosa da fare per arrivare prima. E dopo? Mentre si è sui libri, si pensa che “dopo” ci sia la libertà: niente più interrogazioni, verifiche, esami: si fa una cosa e quella è.

Purtroppo o per fortuna, soprattutto negli ultimi anni di progresso tecnologico accelerato e cambiamenti sempre più vistosi, non è più così: si parla di lifelong learning, ovvero “apprendimento continuato” o “permanente”, per indicare l’educazione che dura per tutto l’arco della vita, non solo per gli anni scolastici.

A cosa serve il lifelong learning e perché è essenziale?

Il lifelong learning, o apprendimento permanente, ha il fine di permettere a ogni soggetto che lo pratica di rispondere in modo efficace ed effettivo ai nuovi bisogni, cambiamenti e sfide che gli si presenteranno durante la vita. Questi avvenimenti possono essere personali, ma in particolare sociali, lavorativi e professionali.

Guardando questa definizione, si può intuire che l’esigenza di un apprendimento permanente dunque abbia a che fare con la vita stessa; d’altronde, non solo noi moderni esaltiamo la bellezza di imparare sempre. Infatti, alcune massime sull’apprendimento arrivano ai nostri giorni da millenni.

È famosa ad esempio quella di Plutarco, autore greco del I secolo d. C., riproposta in ogni occasione in cui si parli di educazione:

“La mente non è un vaso da riempire ma un fuoco da accendere perché s'infuochi il gusto della ricerca e l'amore della verità.”

Una frase attribuita a Catone il Censore recita:

“Non smettere mai d'imparare e fa' in modo di accrescere sempre ciò che sai: raramente la saggezza è frutto solo della vecchiaia.”

Perché allora oggi questo tema sembra essere tanto impellente?

Pensiamo alla diffusione dei computer e di Internet negli ultimi 20/30 anni: ogni mansione si è dovuta aggiornare e adattare all’uso di nuovi dispositivi e nuove modalità di lavoro completamente diverse rispetto a prima e con ritmi di aggiornamento molto più veloci.

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Il lifelong learning e il lavoro degli anni duemila

Di fronte a un mondo del lavoro sempre più accelerato e a un’esigenza di innovazione sempre più spiccata, è diventato evidente che i modelli di formazione precedenti non bastavano più. Perché?

Studiare e dedicare energie all’aggiornamento, con intervalli sempre più brevi e obiettivi sempre più ambiziosi è certamente bello, ma ha anche una caratteristica molto meno piacevole…. è FATICOSO. Dunque ci sono tre “leve” su cui bisogna spingere per non rimanere indietro e per non mollare la presa, tra loro strettamente collegate:

  • la motivazione ad apprendere: il lavoratore, il soggetto che impara deve avere chiaro che sta facendo questa fatica per obiettivi chiari e che approva, ma soprattutto che accrescono la sua persona;
  • una formazione modellata sulle esigenze del soggetto;
  • un soggetto intraprendente e propenso a mettersi in gioco, approfondire e condividere impressioni, bisogni e competenza per aumentare la qualità della didattica e dell’apprendimento: in pratica, una didattica “flessibile” e una buona motivazione di partenza sono già elementi positivi, ma diventano doppiamente potenti se si associano a una capacità di dialogo e di condivisione degli apprendimenti. Tanto più se ciò avviene per iniziativa personale del lavoratore.

Quali sono le caratteristiche dell’educazione per l’adulto?

In realtà, l’uomo, soprattutto da bambino, è naturalmente curioso e predisposto ad imparare. Che però decida di investire le energie necessarie in una direzione o nell’altra, dipende da vari fattori.

In particolare, per quanto riguarda:

  • motivazione: sugli adulti sono prevalenti le pressioni interne (autostima, maggiore soddisfazione, maggiore qualità della vita) rispetto a quelle esterne;
  • disponibilità e bisogno di apprendere: per gli adulti non è scontato sapere di aver bisogno di imparare qualcosa, e una volta intercettata questa esigenza sono molto selettivi verso l’apprendimento stesso, di cui devono percepire l’utilità in modo concreto e immediatamente applicabile, anche solo per una motivazione “astratta” come nutrire la propria interiorità o migliorare il proprio ruolo;
  • ruolo dell’esperienza: l’adulto che si avvia a imparare qualcosa, rispetto a un bambino, ha alle sue spalle un bagaglio di esperienze che possono avere un ruolo ambivalente: un aggancio per introdurre nuove conoscenze, nel caso l’adulto stesso abbia riscontrato un bisogno nel proprio vissuto, e ne sia cosciente, o si possa lavorare per portarlo a esserlo. Al contrario, possono essere un ostacolo e motivo di pregiudizio verso una nozione nuova.

Formazione permanente… ma non solo tecnica!

Attenzione, però: quando si parla di formazione, essa non riguarda solo le competenze tecniche: ci sono anche alcune qualità a livello personale, emotivo e cognitivo che possono essere allenate, realizzando così una crescita personale a tutto tondo.

Infatti, chi già possiede doti di flessibilità, cooperazione, comunicazione, pianificazione, problem solving è sicuramente avvantaggiato: sia al momento del colloquio di lavoro, sia una volta inserito nella mansione; ma anche chi è disposto a imparare come migliorare su questi aspetti è già nella giusta posizione.

Anche per noi di Sodexo la crescita personale “riguarda tutto ciò che consente a una persona di imparare e fare progressi”, ed è un fattore importante della qualità della vita! Infatti, essere in una condizione di disposizione a imparare sempre mantiene sempre giovani la testa… e il cuore, e ci mantiene pronti ad affrontare ogni situazione con positività (dote oggi più che mai essenziale in un mondo in costante cambiamento).

E tu? Anche nella tua attività lavorativa l’apprendimento continuativo è qualcosa di essenziale? Per te è faticoso imparare qualcosa di nuovo per lavorare? Pensi sia vero che l’apprendimento continuo aumenti la qualità della vita?

 

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