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Per quali ragioni si lascia il posto di lavoro?

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Quanto è importante la qualità della vita di un dipendente per fargli decidere di rimanere in azienda? Ecco alcuni dei motivi più diffusi per cui si lascia un lavoro, anche ben retribuito.

In un tempo di crisi e incerto come gli anni dopo il 2008, sembrerebbe assurdo lasciare il lavoro, soprattutto se ben retribuito e a tempo indeterminato.

Eppure, una cosa del genere può accadere: sebbene infatti ogni giorno si senta in giro sbandierare la continua richiesta di un posto fisso, in realtà è innegabile che la felicità di ogni persona non è unicamente dipendente dalla semplice sicurezza del posto di lavoro.

Lavorare è un dovere, è vero, ed è il mezzo attraverso cui ci si procaccia i mezzi per vivere: ma, passandoci tante ore al giorno, si può immaginare come sia difficile sopportare un sacrificio del genere se non c’è nessuna componente di realizzazione. Ogni persona umana, infatti, ha bisogno di sentirsi utile, di percepire come valorizzate le proprie qualità, di sentirsi apprezzata; di avere l’impressione di contribuire a qualcosa di bello, di grande e di buono.

Alla luce di tutti questi elementi, anche la sicurezza economica e un lavoro solido spesso non rispondono a tutte le attese che una persona nutre verso il mondo del lavoro: perciò chi lo cambia non è detto che lo faccia solo per una retribuzione migliore o per minori responsabilità.

Sicuramente, però, le motivazioni che spingono qualcuno a lasciare l’azienda, la maggior parte delle volte non sono unicamente “personali”: in molti casi, hanno parecchi punti d’origine relativi al “contesto” in cui la persona lavora.

Questi fattori di rischio sono tanto più pericolosi quanto più la persona svolge mansioni altamente specializzate e di responsabilità; allo stesso tempo, migliorare le condizioni criticabili è sicuramente di aiuto anche per aumentare il coinvolgimento dei dipendenti ai gradi più “bassi”, che, vedendosi maggiormente considerati, aumenteranno il loro impegno.

Quali ragioni spingono un lavoratore a lasciare il posto?

Tornando al concreto, ecco alcuni esempi di ragioni per cui un dipendente potrebbe lasciare il proprio posto di lavoro:

  1. sovraccarico di lavoro: è normale che esistano periodi, nella vita di un’azienda, in cui i tempi sono più “tirati” e quindi sia necessario fare dei sacrifici per tenere le fila di tutto. Però non è giusto che questa sia la regola e soprattutto sulle spalle delle stesse persone: sono infatti in genere i collaboratori più capaci che vengono sovraccaricati, perché appunto vi si ripone più fiducia. Ma anche il dipendente più appassionato e fedele se si sentirà sfruttato senza nessun riconoscimento del suo valore e senza nessuno sforzo di attenzione alla sua persona in toto e al sovraccarico di stress che prova, potrebbe lasciare il posto senza tanti rimorsi.welfare aziendale eBook gratuito
  2. Capo e colleghi “tossici”: il gruppo, la collaborazione, la capacità di fare squadra, è un elemento fondamentale per svolgere un buon lavoro, ognuno con le proprie specificità. Questo sta alla singolarità dei singoli colleghi, che, essendo un gruppo di adulti, dovrebbero possedere basilari doti di autocontrollo e rispetto: perciò quando queste qualità vengono a mancare in più componenti, la faccenda comincia a essere difficile e l’atmosfera a diventare invivibile. Influisce però molto anche la figura del superiore: infatti, i leader poco carismatici, insicuri o con un’umanità poco sviluppata, possono influenzare negativamente anche un gruppo ben affiatato, creando discordie e preferenze immotivate.

  3. Gerarchia troppo “pesante”: per un dipendente è sicuramente soddisfacente e stimolante poter fare proposte e vederle prendere in considerazione, se non proprio messe in pratica! Spesso però questa eventualità è difficile quando l’azienda si basa su una piramide gerarchica troppo rigida, senza possibilità di ascolto di interventi dal basso e senza possibilità di autonomia nelle decisioni.

  4. Noia, routine, appagamento inesistente: può capitare, come di avere troppo lavoro, anche di dover svolgere mansioni ripetitive e noiose: queste ultime però hanno anche di positivo, a volte, di non richiedere troppa concentrazione e di poter costituire un momento di “riposo” e di “punto della situazione”. Inoltre sono spesso sdrammatizzabili con un po’ di musica. Il brutto arriva quando noiosa e ripetitiva inizia a essere tutta la giornata, e anche quelle prima, e anche quelle dopo: certo, ci sono casi (studenti universitari, persone in convalescenza o in uscita da periodi di crisi) in cui questi lavori sono addirittura richiesti e apprezzati, ma nella maggior parte delle situazioni no, e possono spingere la persona ad abbandonare l’azienda.

  5. Effetti negativi sulla vita privata: non si vive di solo lavoro! Certo, lo stipendio è importante, ma la persona di ogni lavoratore è costituita anche di affetti e interessi personali che esulano dall’ufficio e lo rendono quello che è in profondità. Trascurare questi aspetti della vita è profondamente deleterio per la persona del lavoratore: se invece riuscirà a trovare un’occupazione in cui sarà possibile conciliare bene vita privata e mestiere, questo sarà un ottimo deterrente a una successiva idea di abbandono. Ad esempio, con Pass Concierge e Pass Welfare Sodexo, puoi garantire ai tuoi dipendenti un aiuto per conciliare vita privata e lavoro: Pass Concierge fornisce infatti ai tuoi dipendenti un maggiordomo aziendale che possa svolgere per loro le mansioni quotidiane (spesa, posta, comune, ecc…) perché possano spendere quel tempo con le loro famiglie. Con Pass Welfare potrai invece trovare soluzioni su misura per i tuoi dipendenti per aiutarli a migliorare la qualità della loro vita e quella delle loro famiglie e costruire ciò a cui tengono.

Questi sono solo alcuni motivi per cui, purtroppo, un dipendente può pensare di lasciare il posto di lavoro: è accaduto anche a te? Ne hai in mente altri?

 

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