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Smartworking e lavoro da casa: più produttivi?

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E se una mattina a settimana avessi l’opportunità di lavorare da casa, pensi che saresti più produttivo? Oppure sarebbe solo occasione di distrazione? Secondo te sarebbe una misura di welfare aziendale efficace? Vediamo insieme le ragioni per cui lo smartworking potrebbe aumentare la produttività della tua azienda.

Cosa accadrebbe se una mattina non dovessi più svegliarti e correre all’autobus o al treno per andare al lavoro, ma ti bastasse aprire il laptop sul tavolo di casa tua?

Fantasia? No! Realtà, per un sempre maggior numero di persone.

Le innovazioni tecnologiche degli ultimi anni e la diffusione capillare di computer e Internet, infatti, ha fatto sì che sempre più mansioni possano essere svolte di fronte a un monitor, indipendentemente dal luogo in cui ci si trova.

Qui si innesta dunque la domanda: “Perché non lavorare da casa?”.

Il fenomeno del poter essere produttivi “In qualsiasi momento, in qualunque luogo e con qualunque mezzo”, si chiama smartworking.

Può però sembrare un’arma a doppio taglio. Per molti, infatti, “essere produttivi” equivale a “lavorare di più” e pensano che in questo modo la propria vita privata venga interamente fagocitata.

Perché lo smartworking è così “smart”? È davvero una misura in grado di aumentare la qualità della vita?

I risultati di alcune indagini in Italia però remano tutte in favore del “lavoro agile”: un’analisi dell'Osservatorio Smart Working ha rilevato che chi lavora in questa modalità evidenzia effetti positivi su più fronti:

  • carriera, produttività e posizioni lavorative: il 41% ha dichiarato di essere in grado, grazie alle condizioni lavorative “smart”, di sviluppare in modo eccellente conoscenze e abilità utili per avanzare professionalmente. Sono in particolare di questa opinione le smart worker donne.
  • Work-life balance: sembra che la flessibilità lavorativa sia efficace nell’aumentare la soddisfazione dei lavoratori nel conciliare vita privata e professionale; influisce quindi sulla loro qualità della vita. Anche in questo caso, sembra che il beneficio maggiore sia delle donne rispetto agli uomini.

Non solo: questa nuova modalità operativa va ad incidere e cambiare anche il rapporto con l’azienda e con i propri colleghi e superiori: la valutazione del lavoro svolto, infatti, non viene classificata in base alle ore passate in ufficio, ma in un rapporto di fiducia e nel raggiungimento di determinati obiettivi. Cambia, dunque, anche il modo di pianificare l’attività aziendale.

Lo smartworking, infine, è apprezzato anche perché può apportare un effettivo beneficio sulle tasche dei dipendenti: rimanere per un giorno a lavorare a casa, infatti, comporta risparmio di benzina o dei soldi spesi in trasporto pubblico. Sul fronte dell’utilizzo del tempo, il lavoratore potrà utilizzare le ore “perse” nel viaggio per dedicarsi ad attività più interessanti e costruttive: quasi un’efficace soluzione di welfare, quindi.

Sembra inoltre che il tutto contribuisca anche all’ecosostenibilità delle aziende: pensiamo infatti, per chi va al lavoro in macchina, alle più ridotte emissioni di CO2 nell’atmosfera.

In Italia ci sono aziende che mettono in pratica lo smartworking?

A prima vista, sembrerebbe che l’Italia non sia il campo più promettente dove avviare pratiche di lavoro “intelligente”: sempre secondo l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, il 73% delle aziende non è abbastanza attrezzata per poter supportare uno smartworking efficace; inoltre non è molto diffusa una concezione innovativa dello svolgere una professione. Mariano Corso, responsabile scientifico dell’Osservatorio, ha affermato:

«Il vero centro del cambiamento è la volontà di rimettere intelligenza e pensiero critico nel mondo del lavoro, oggi vittima di una sorta di ‘stupidità collettiva’, riconoscendo che dare alle persone la possibilità di pensare non è solo possibile e giusto, ma anche conveniente per tutti, aziende e lavoratori».

Per quanto riguarda le grandi aziende, però, qualche passo è stato fatto: ecco i casi più eclatanti e recenti:

  • Enel: il colosso dell’energia ha avviato una sperimentazione di smartworking su 500 dipendenti a partire da giugno 2016. Recentemente ha preso la decisione di allargare questa modalità a 7000 lavoratori. In che modo? Essi potranno scegliere di lavorare, per un giorno a settimana, a casa o in qualunque altro luogo. Durante questa giornata rimane il diritto ai buoni pasto e la copertura assicurativa. Il lavoratore deve però rimanere contattabile dai colleghi e dai capufficio. Sono esclusi da questa possibilità coloro che sono stati assunti da meno di un anno, gli apprendisti e i part time verticali.
  • Ferrero: È stata da poco oggetto di accordo con i sindacati una formula sperimentale che prevede per 100 dipendenti la possibilità di lavorare, per un giorno a settimana, in un luogo diverso dall’ufficio purché sia coerentemente attrezzato e connesso. La fase sperimentale terminerà a settembre: in caso di successo, l’obiettivo è di estendere la possibilità di scegliere questa modalità di lavoro a tutti coloro che svolgano una mansione compatibile.

E tu che ne pensi? Riusciresti a essere più produttivo fuori dall’ufficio o ritieni che ti distrarresti troppo?

 

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