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Welfare aziendale e aziende italiane

benessere aziendale

Una recente ricerca A. T. Kearney ha rilevato risultati molto interessanti sulla percezione che le aziende italiane hanno del welfare aziendale: vuoi scoprire perché il 71% degli intervistati hanno già scelto di investire in un piano benefit?

Sapevi che l’Italia può rivelarsi un contesto perfetto per il rilancio delle tematiche relative al welfare aziendale?

Ci sono infatti alcuni aspetti del tessuto socio/economico del nostro paese che ben mostrano l’esigenza di una maggiore discussione e rivalutazione di queste questioni, per il bene innanzitutto dei lavoratori.

Ecco alcuni esempi:

  • dopo una lunga crisi, sembra finalmente che l’Italia si possa porre su un binario più o meno stabile di lenta crescita economica;
  • però, il nostro Paese è tra quelli in cui la spesa sociale è una delle voci che più pesano sul PIL: per questo, i vari governi che si sono susseguiti dall’inizio degli anni 90 hanno fatto vari tentativi per incoraggiare le aziende a farsene parzialmente carico; inoltre, da un punto di vista demografico, la sua popolazione sta invecchiando sempre di più e l’età media si sta piano piano alzando: questo fenomeno potrebbe portare a un ulteriore incremento della suddetta spesa;
  • d’altro canto, ci sono alcune tipologie di welfare che sono già molto diffuse, e che hanno lasciato soddisfatti gli utilizzatori, tanto che pare che molti vogliano implementare i servizi di welfare offerti; un grosso incoraggiamento in questo senso è arrivato dalla legge di stabilità del 2016, che ha introdotto molte esenzioni fiscali in campo di benefit e welfare aziendale.

Nel prossimo paragrafo forniremo un po’ di dati che ben descrivono la situazione enunciata nell’ultimo punto, estratti da una recente ricerca A. T. Kearney commissionata da Sodexo.

Welfare aziendale in Italia: un po’ di numeri sulla situazione attuale

Ben il 71% delle aziende intervistate ha dichiarato di offrire già un piano di benefit e welfare aziendale ai propri lavoratori: tra questi, la forma più diffusa è quella dei buoni pasto (58%), seguita dalla possibilità di part time (50%), dall’assistenza sanitaria (42%), dagli aiuti economici per l’istruzione dei figli, a pari merito con lo smartworking (22%), fino ad arrivare all’asilo nido (17%) e ai buoni regalo/acquisto (16%).

Inoltre, il 33% del campione ha affermato di lavorare, al momento, sulle tematiche di welfare all’interno dell’azienda, mentre il 36% ha detto che le affronterà in tempi recenti. Solo

l’8% ha affermato di non voler lavorare in nessun modo sul welfare aziendale.

Quali sono le principali motivazioni per cui le aziende italiane scelgono di investire in un piano di welfare aziendale?

Anche nel rispondere a questa domanda, la ricerca A. T. Kearney ci fornisce dati interessanti: le tre “cause” più quotate sono state infatti ben diverse da una semplice dinamica “di mercato” o di controllo dei costi:

  • retention dei dipendenti;
  • attrazione dei talenti;
  • maggiore coinvolgimento dei dipendenti.

Molti, inoltre, hanno dichiarato essere importante la presenza di un piano di welfare aziendale per migliorare l’atmosfera in azienda.

Considerando che i dati della ricerca si riferiscono al periodo immediatamente precedente alla legge di stabilità 2016/2017, grazie agli incentivi fiscali introdotti da quest’ultima, si può pensare che l’attenzione al welfare aziendale da parte dei datori di lavoro sarà sempre maggiore e conveniente.

Le esenzioni fiscali introdotte dalla legge, anche se in modi diversi a seconda della tipologia, sono applicabili su vari tipi di benefit, dai buoni pasto a quelli riguardanti la cura della persona, alle assicurazioni sanitarie.

Quali sono le forme di welfare aziendale di cui viene maggiormente percepita l’utilità da parte dei dipendenti?
 

Le categorie di servizi ascrivibili al welfare aziendale sono principalmente 6:

  • trasporti
  • pasti
  • cura della persona
  • buoni regalo
  • assicurazioni
  • cura della famiglia.

Di queste, la più appetibile sembra essere proprio quella della cura della famiglia: le spese per l’istruzione dei figli e per la scuola materna sembrano infatti essere estremamente gravose sul bilancio familiare.

D’altro canto, però, sempre secondo i dati raccolti dalla ricerca A. T. Kearney, viene mostrato in modo lampante che la flessibilità è importante sia per le aziende che per i dipendenti: se infatti, da una parte, i datori di lavoro apprezzano la possibilità di conoscere nel dettaglio il servizio che stanno offrendo ai propri collaboratori, dall’altra essi non si sentono a proprio agio nel proporre una “lista” asettica di servizi.

Da parte loro, i lavoratori vedono come restrittivo il fatto di dover scegliere fra un servizio e l’altro, perché in certe fasi della vita potrebbe essere utile uno, ma poi non servire più, e così via.

Quali sono gli elementi che hanno più peso nella scelta di un fornitore di servizi di welfare da parte delle aziende?

I tre fattori più citati sono stati:

  • la possibilità di una piattaforma online
  • l’ampiezza e la qualità della rete di partner
  • l’attenzione al cliente.

In particolare, le aziende più grandi ritengono molto importante che il fornitore di servizi di welfare sia a disposizione dei dipendenti per l’assistenza e la risoluzione di problemi, mentre le piccole-medie imprese valutano di più la rete di partner.

Insomma, come abbiamo visto, il contesto delle imprese all’interno del territorio italiano è sempre più attento alle tematiche riguardante il welfare aziendale, e ne ha saputo individuare l’importanza per importanti aspetti della vita dell’azienda che esulano dal mero risparmio sulle tasse.

Vorresti anche tu prendere iniziativa nella tua azienda come hanno già fatto il 71% delle imprese italiane? Vieni a conoscere tutte le opportunità che può offrirti Sodexo!

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